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Nella sezione nuorese

dell'atletica sarda da non dimenticare

sono inserite

le prestazioni degli atleti tesserati

per le Società della provincia di Nuoro

dal 1947 al 1999

 

NEW

nella sezione

FOTO E VIDEO

si possono vedere

filmati dell'atletica sarda

del passato


 

La sezione

Stampa dell' Atletica Sarda

da non dimenticare

grazie alla preziosa collaborazione

di Claudio Casula

si arricchisce di ulteriori articoli

stampe 1974

stampe 1975

 

 

 

 


 

La sezione "Atletica Sarda da

non dimenticare"

oltre all' aggiornamento delle schede

di oltre 430 protagonisti

dell'atletica sarda ,

dei risultati e delle cronache

dei Grandi Eventi svoltisi in Sardegna,

delle schede di

atleti emigranti, ossia degli atleti

che vestendo le magliette

di Società continentali

hanno dato ugualmente lustro

all'Atletica Sarda,

di un'ampia

rassegna stampa che

ripercorre la storia degli ultimi

50 anni del secolo scorso

(oltre 6500 articoli),

completa l'aggiornamento delle

graduatorie degli

anni '50.



 

ATLETICA da non dimenticare

L'Atletica da non dimenticare

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A.S. Delogu - Nuoro
La stagione indoor 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usala   
Giovedì 19 Gennaio 2017 11:38

Sabato 21 gennaio

a Torino. Elias Sagheddu vince la gara del salto in lungo con 7.14 durante i  Campionati Regionali Piemontesi

 

 

 

2017-selez-indoor-mod

Domenica 15 gennaio

a Bergamo. 60 metri Moro 6"91 (6"95 b), Carrieri 6"96 (7"01 f), Lai 7"86 (7"95 f)

 

Sabato 14 gennaio

a Modena. 60 metri: Carrieri 6"89 (6"93 f), Fronteddu 6"97 (7"03 b), Sagheddu 7"01 (7"04 b), Nontesu 7"05 (7"05 b), Lai 7"80 (7"85 f)

ad Aosta. 60 metri Paolo Sanna 7"44 (7"44 b)

 

***

 

L'Atletica a Nuoro e provincia. Una storia lunga settanta anni (in ebook).

 

il libro-nuoroAgli interessati e a quelli non pienamente convinti dell'acquisto propongo in anteprima le pagine iniziali

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*chi acquista l'ebook ha diritto al rimborso integrale all'atto dell'acquisto del libro.

Ulteriori informazioni direttamente presso l'autore ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) cell 3487445502


 

L'ebook e' disponibile in formato pdf al prezzo di 10 euro

 

525 pagine ed oltre 2000 foto raccontano l'atletica a  Nuoro e provincia lungo un arco temporale di settanta anni.

 

*****

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Sono sempre disponibili i 3 volumi dell'atletica sarda da non dimenticare, riguardanti la storia,  i dati statistici e le schede dei protagonisti.

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oppure al Campo Scuola di Nuoro previo contatto telefonico al

348 7445502 o via email : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

oppure a Cagliari previo contatto telefonico a Gianluca Zuddas 3381061343

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Ultimo aggiornamento Sabato 21 Gennaio 2017 20:02
 
Le mie proposte PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usala   
Venerdì 20 Gennaio 2017 06:23

LE PROPOSTE di Gianni Usala   (quinta parte)

Mi candido alla Presidenza della FidalSardegna perché credo fortemente nel ricambio: ci vogliono nuovi dirigenti e giovani intraprendenti per arrestare un declino manifesto, invertire una tendenza al negativo, avviare un percorso che ci possa riportare ai fasti del passato.

Noi sardi abbiamo dimostrato di avere caratteristiche particolari che ci hanno portato a successi nazionali ed internazionali, abbiamo espresso tecnici di valore, una capacità organizzativa invidiabile .... Perché non possiamo più farlo?

Solo persone nuove possono ricreare entusiasmo, dialogo, confronto, partecipazione.

C'è tanto da fare sul piano tecnico, sull'aspetto gestionale delle società, sul piano dell'organizzazione, della promozione, della comunicazione e dell'immagine.

***

L'AREA TECNICA è stata sempre il mio campo d'azione e so bene quanto sia importante nella gestione di una società e ancor di più lo sia nel campo della federazione. Ho assistito con autentico dispiacere al ridimensionamento del ruolo del settore, ridotto alla semplice selezione di rappresentative, raduni incongruenti e corsi per aspiranti tecnici (poi dove vanno a finire questi tecnici non è dato di sapere).

Le scelte tecniche devono interessare tutti i settori, riequilibrando il loro campo di azione. Un occhio di riguardo a quello assoluto, che deve riprendere il ruolo di faro di tutta l'attività e a quello giovanile, che deve svincolarsi dalla programmazione degli adulti e articolarsi seguendo il calendario scolastico

La pianificazione delle manifestazioni deve avere grande attenzione e rispetto delle esigenze degli atleti, che siano d'elite o che siano comprimari, che siano maturi ed evoluti o giovani alle prime armi, o  master che vogliono mettersi in gioco.

La presenza di persone nuove e di giovani all'atto delle scelte possono portare idee nuove e meglio di altri calarsi nella mentalità degli atleti. Serve innovazione e fantasia per arrestare gli abbandoni precoci e ampliare il numero nelle categorie allievi ed juniores.

Diventa indispensabile e improcrastinabile per il nuovo Comitato  ricucire lo strappo con la scuola, modificando il rapporto e adattandolo ai cambiamenti avvenuti nella strutturazione dei gruppi sportivi scolastici, come è fondamentale incentivare, gratificare, fidelizzare gli insegnanti fuori dai quadri tecnici societari.

Mi piacerebbe che il settore vada ad un unico responsabile, di grande esperienza tecnica, dirigenziale ed organizzativa, una persona che abbia una visione più ampia del ruolo, che provveda ad una programmazione a 360°, ad una calendarizzazione più mirata delle attività, con scelte di incontri extraregionali più qualificanti,   che dialoghi con i tecnici di campo, che si avvalga del confronto con l'esterno, che si interessi di promozione ed  instauri un rapporto privilegiato con il mondo della scuola, che con uno staff adeguato e più professionale di tecnici specialisti assicuri un'assistenza territoriale più vasta. Insomma che sia più propositivo!

****

L'azione del Comitato deve rivolgersi anche alle SOCIETÀ. Vedo tante società, qua in Sardegna, cariche di entusiasmo ma che non sanno procedere da sole, affidando, in caso di organizzazioni, ad altri ciò che potrebbero fare da soli altrettanto bene. È ora di staccare un cordone ombelicale, ed è compito della federazione renderle più autonome fornendo gli strumenti perché ciò avvenga. Ogni società deve diventare un laboratorio per i futuri dirigenti, devono imparare a conoscere il sistema e poi saper accedere alle risorse finanziarie pubbliche e private indispensabili per gestire l'attività sportiva sociale.

È auspicabile che Federazione e società si uniscano per rivendicare con forza presso la Regione Sarda il giusto riconoscimento di una disciplina che riceve meno sostegni di tantissime altre e di qualsiasi sport di squadra in forte controtendenza con quello che avviene a livello di Coni Nazionale.

Ben vengano i sostegni della Federazione. Adottare criteri e parametri meritocratici è segnale di trasparenza e di grande rispetto verso i sacrifici delle società.

È altrettanto importante, allo stesso tempo, che la Federazione adotti misure di contenimento delle spese, programmando le manifestazioni più frequentate o di maggior durata principalmente al centro della Sardegna e in subordine con un'alternanza equa e rigorosa fra tutti i campi disponibili.

***

Altro compito improcrastinabile del comitato  è  il miglioramento dell' IMMAGINE dell'atletica, aspetto trascurato e purtroppo grande cruccio di tutta l'atletica nazionale.

È fuor di dubbio che in questi ultimi anni c'è stato un evidente sbilanciamento degli spazi a favore delle corse su strada sia sui quotidiani sardi sia sul sito federale. Se incidere sulla stampa diventa problematico per via di logiche legate al numero di potenziali lettori, affare diverso mi pare lo spazio dedicato nel sito federale gestito dal comitato. La comunicazione ha necessità di una linea redazionale, più attinente alle finalità e agli obiettivi di una federazione e non di un ente di promozione turistica. La responsabilità dovrà ricadere su persone che abbiano una visione più chiara del fenomeno atletico e che sappiano distinguere il valore del risultato.

In molte località periferiche, dove il flusso finanziario comunale e delle pro-loco è più agevole, sono proliferate le corse su strada, una uguale alle altre, per sostenere il più delle volte le trasferte di atleti locali con in tasca il depliant dell' agenzia di viaggi  e sempre meno la creazione o la promozione di attività giovanile. È arrivato il momento che le cose cambino. A che servono 150 gare su strada all'anno se esse non servono ad imprimere un minimo di beneficio tecnico? Se è vero che producono tanta ricchezza per la Federazione, dove poi vengono investite queste risorse? Riconoscere il valore sociale della corsa amatoriale non deve obbligare la Federazione a utilizzare risorse umane sempre e dovunque, ad appesantire il calendario e condizionare in maniera artificiosa l'attività su pista. Semmai è necessario ottimizzare un rapporto con gli Enti di promozione, lasciare a loro onori ed oneri  in tutte quelle manifestazioni che non rispettino i caratteri propri di una federazione sportiva e che non  creino una concreta promozione atletica. È indispensabile razionalizzare il calendario sfrondandolo di corse inutili e dispersive; ne trarrebbero benefici maggiori in termini di partecipazione e di interesse le società veramente impegnate nel territorio, i veri campionati, le gare di lunga tradizione; solo ad esse bisogna dare il giusto risalto, mentre la federazione, non dovendo farsi in quattro per seguire e accreditare vantaggi di chi vuole finanziarsi la maratona in capo al mondo, riporterebbe l'attività su pista alla posizione che le compete.

Oggi non è facile portare al campo di atletica spettatori se non sono tecnici o parenti degli atleti impegnati in gara. Li capisco perché le manifestazioni, per chi non è interessato al figlio o nipote o allievo, risultano di una noia pazzesca. Non si presta la dovuta attenzione allo spettacolo, perché non si è mai voluto professionalizzare figure chiave nello svolgimento delle gare. La presenza di un regista da campo, che sappia adattare e risolvere immediatamente i problemi che inevitabilmente si presentano, la formazione degli speaker che non facciano solo rumore ma che sappiano catturare l'attenzione dello spettatore, l'incremento del numero  degli addetti al campo, che possano consentire la riduzione dei tempi morti delle gare, l'utilizzo completo e contemporaneo degli spazi dell'impianto sono alcuni temi che, uniti ad altri possano rendere più interessanti le manifestazioni e riportare sugli spalti un maggior numero di appassionati di atletica.

Sfruttare il patrimonio umano dell'atletica è un aspetto sottovalutato. Si potrebbe iniziare con utilizzare nelle premiazioni  e negli incontri con i giovani, in qualità di testimonial, i nostri campioni del passato stabilendo un raccordo importante motivazionale con il presente, ma non mi dispiacerebbe che il gruppo giudici di gara si avvalesse di un maggior numero di ex atleti di provata esperienza nazionale sul campo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Gennaio 2017 06:36
 
Un principio da riaffermare PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usala   
Venerdì 20 Gennaio 2017 06:18

Un principio da riaffermare. (terza parte) di Gianni Usala

Sarà la Sardegna l'ultima regione a scegliere il nuovo presidente del Comitato regionale della Fidal? Una candidatura certa è quella di Sergio Lai, in sella allo stesso Comitato, dal gennaio del 1982. Nella corsa verso l'elezioni, al contrario di tante altre volte, si affiancherà un altro candidato, espressione di un movimento che vorrebbe un ricambio all'attuale gestione dell'atletica sarda.

L'A.S. Delogu si è proposta da tempo a individuarne il capofila.

Nonostante lo Statuto federale approvato recentemente parli chiaramente di non candidabilità in caso di oltre tre mandati, nonostante sia in discussione una proposta di legge sui limiti di mandati in qualsiasi istituzione statale, la Fidal consente a Sergio Lai, per una lacuna nella normativa federale, la chance di giocarsi per la decima volta il ruolo di massimo esponente dell'atletica sarda. Sottolineo " giocarsi la possibilità", non di ricoprire d'autorità la carica, perché non c'è scritto da nessuna parte l'obbligo di eleggere un candidato con più mandati; solo con un voto coerente si può riaffermare la volontà del legislatore e la giustezza della regola, principio di vera democrazia.

Siamo realisti! L'atletica sarda oggi è veramente un disastro. Lo vediamo non solo dall'attività, per quanto prolifica ancora di atleti di talento, estremamente modesta, ma anche dall'assenza di un confronto civile fra tutti gli attori, quei pochi rimasti sulla scena atletica sarda.

Auspico, alla pari dei miei amici, un ricambio dirigenziale immediato e per quanto possibile generazionale. Solo con entusiasmo, innovazione, fantasia, partecipazione e dialogo si può riportare l'atletica sarda agli antichi splendori  ed alla vera essenza dell'esistenza di una Federazione sportiva: la ricerca del massimo risultato assoluto.

È l'occasione giusta, spero non l'unica, per manifestare pubblicamente un dissenso, presente e diffuso non solo nei campi di gara, ma che tocca profondamente lo stato di salute delle società, sempre più povere e meno tutelate da una federazione, che pensa solo a fare cassa con le corse su strada e sulla pelle degli atleti master.

Un invito alle Società: non abbiate timore di votare per un ricambio o di esprimere in altre forme il vostro dissenso. Non consentite con il vostro voto o la vostra astensione o assenza a  legittimare una situazione così disastrosa o un ruolo subalterno delle società rispetto ad una dirigenza senza più idee.

 
Non c'è più confronto e dialogo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usala   
Venerdì 20 Gennaio 2017 06:22
Non c'è più confronto e dialogo. (quarta parte)

Analisi dell'atletica sarda attuale di Gianni Usala.

Recentemente ho pubblicato alcuni volumi sulla storia dell'atletica sarda fino al 2000; la ricerca e l'analisi del mutare del movimento atletico isolano  nel tempo mi ha arricchito e mi ha aiutato a valutazioni più profonde.

La riflessione o meglio la constatazione più importante è che quella atletica celebrata insieme ai suoi protagonisti, non solo quella degli atleti campioni italiani, ma anche quella dei tecnici all'avanguardia anche in un contesto nazionale, quella delle società in gran numero presenti nelle finali nazionali, quella delle gare in pista molto affollate, ebbene quell'atletica oggi non esiste più.

Non c'è più perché non si è voluta rinnovare, perché non è voluta crescere, perché non ha colto, in un momento di crisi globale, l'essenzialità della disciplina che, come tutte quelle sportive, deve perseguire la ricerca del risultato, e si è persa nell'inseguire  tendenze improprie e nel farsi trasportare da logiche di mercato di grandi gruppi economici.

Da anni conviviamo con un'atletica sarda che non riesce a tenere il passo con quella nazionale, che non riesce ad esprimere quella massa di risultati collettivi di una volta, e tutto ciò perché la dirigenza federale sarda, che aveva fatto bene negli anni ‘80 e ‘90, ha smesso di attivarsi, di inventarsi, di far fronte ai cambi di mentalità giovanile e alla concorrenza spietata di altri sport, di preoccuparsi degli abbandoni  precoci, di interessarsi delle specialità tecniche, di mantenere il contatto con il mondo scolastico.

Per la verità .... Qualcosa ha voluto fare.

Ha voluto tenere  il controllo; e pur di conservare le cariche acquisite ha esercitato il ruolo in forme molto discutibili,  è scesa a compromessi ed ha impedito l'ingresso di forze nuove che avrebbero potuto insidiare le posizioni ormai consolidate degli uomini che la dirigono.

Ancor di più, oggi ci troviamo a convivere con un'atletica sarda povera di soldi, povera di personaggi, povera di dirigenti intraprendenti e di giovani entusiasti. Un tempo l'atletica delle nostre parti si identificava e si caratterizzava con il termine di Terrasarda, oggi possiamo ben dire che la stessa dirigenza l'ha ridotta a Terra Bruciata.

Nel 2007 l'atletica della pista e delle pedane è andata alla deriva, perché una legge regionale dello sport ha praticamente azzerato i contributi per gli sport individuali. Ci si è accorti solo a distanza di nove anni dei danni di questi scellerati provvedimenti. Non si è mai visto prima di questa primavera un intervento federale per tutelare, insieme ai presidenti delle società, in quanto forza unica,  un diritto che spettava  a tutti quei sodalizi che operavano in un contesto nazionale. Nove anni di immobilismo che hanno impoverito  tutti, con contributi azzerati sia per le trasferte nazionali, sia per l'acquisto di indumenti o attrezzature sportive.

Oggi non ci sono più società che un tempo si accaparravano atleti continentali anche per una semplice comparsata nei societari. Oggi anche quelle più blasonate devono limitare l'attività dei loro maggiori esponenti o cederli perché non possono garantire un'attività di rilievo.

L'impoverimento generale ha creato un maggior disagio dei tecnici, che retribuiti o non retribuiti, hanno visto sfumare prospettive tecniche più gratificanti. L'assenza di risorse ha creato disagio e disorientamento nei dirigenti, che, venuti meno i compiti primari, ovvero il sostegno all'azione tecnica e la ricerca di fonti finanziarie, si sono barcamenati fra mille difficoltà. In talune società di peso si è creata una frattura tra dirigenti e tecnici, tra dirigenti ed atleti. Tutti sono scontenti.

La scellerata politica sportiva della regione sarda ha toccato anche la federazione, ma in misura minore perché ne ha mantenuto alcuni privilegi. Le finanze regionali rimaste, unite alle risorse istituzionali e a quelle  derivate dal fenomeno delle corse su strada ha creato comunque una certa agiatezza della federazione, ma allo stesso tempo un gap economico sostanziale tra federazione e società.

L'effetto più manifesto , ma non il solo, di questo fenomeno è la sudditanza delle società verso una programmazione tecnica superficiale, poco condivisa, ma resasi fondamentale e obbligatoria per chi è rimasto in campo senza soldi.

Si fanno i giochi delle isole e ci si accapiglia per un posto in squadra non perché ha un valore tecnico bensì perché esso è esente da spese per la società; si fanno i raduni , non perché sono utili per l'atleta e per il tecnico sociale, ma perché sono vincolanti per accedere in una rappresentativa esente da spese per la società; si continua a fare un gran prix giovanile snaturato e fuori contesto perché non ci sono più iniziative alternative; si insegue un superpremio con un regolamento farraginoso ed iniquo, che costa alla società più di quanto il singolo atleta ci ricava; si insegue un titolo societario nel cross dovendosi svenare in più manifestazioni in capo all'isola, che fanno comodo solo per chi le organizza; ci si mobilita per una giornata intera per una gara della durata di 10 secondi o per tre lanci nel peso, senza pensare che così facendo si brucia per sempre la disponibilità di potenziali accompagnatori; si fanno le corse su strada "perché le società e le pro-loco le chiedono" senza alcun beneficio tecnico.

In un contesto in cui tutte le società hanno fame di soldi gli aiutini federali hanno facilmente presa. Peccato che siano discrezionali! Sono elargiti senza preventivi criteri di assegnazione, senza parametri meritocratici, e ciliegina finale, prevalentemente negli anni di fine mandato.

Il dramma della situazione ed in fondo di questa nostra atletica sarda è che sono venuti meno il confronto e il dialogo, fondamentali per una crescita culturale; la circolazione delle idee avviene sottovoce in ambienti molto ristretti e non esce mai allo scoperto per timore  di perdere privilegi personali. Non c'è da stupirsi se la mia analisi, sviluppatasi da un'esperienza pluriennale sul campo in diversi ruoli, per quanto personale e opinabile, cadrà nel vuoto e nell'indifferenza generale per paura e mai verrà confutata da chi dirige l'atletica sarda attuale.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Gennaio 2017 06:25
 
La mia voce per un'alternativa PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usala   
Venerdì 20 Gennaio 2017 06:15

Nel segno della coerenza.(seconda parte) di Gianni Usala

Il rilancio dell'ATLETICA SARDA sta nel rinnovamento e sull'entusiasmo, su scelte tendenti a rinforzare il peso delle società attive nelle piste e nelle pedane, a dare loro l'autonomia e l'agiatezza di un tempo per operare meglio e favorire la crescita dei giovani atleti, con una programmazione personalizzata alle situazioni locali.

Noi della Delogu non vorremmo essere la sola voce fuori da un coro, che, passivo e rassegnato, si è lasciato lusingare ed ammaliare.

Per quattro anni abbiamo dissentito, criticato, censurato, abbiamo trovato disagio. Ed adesso va tutto bene?

Non rinunciamo a crescere, affidando la propria gestione ad una federazione, che ci obbliga a fare cose stantie e superate da tempo; non scarichiamo su altri le nostre  responsabilità e le incombenze più elementari; non crediamo alla favola che si è insostituibili, sia che si abbia microfono o pistola o penna o portafoglio.

Usciamo tutti insieme da questo clima di terrore, che ci mette l'uno contro l'altro e che ci impedisce di esprimere liberamente la nostra opinione, di esporci senza subire rappresaglie, di operare e schierarci a favore degli atleti e dei tecnici.

Uniamo le forze per liberarci da una programmazione che subordina l'attività su pista  a quella su strada, che privilegia il settore amatoriale a quello giovanile ed assoluto, che trascura il mondo scolastico e che mortifica le iniziative esterne, che si contorce su se stessa e si contraddice ripetutamente.

****

La mia voce per un'alternativa.(prima parte) di Gianni Usala

Dopo aver visto alcune foto e letto commenti trionfalistici nella stampa e nel web sullo stato di salute dell' atletica sarda sono sempre più convinto che per il bene di tutto il movimento sia auspicabile un ricambio nella dirigenza federale.

Mi attiverò direttamente ed indirettamente affinchè ci sia un candidato che si possa contrapporre all'attuale presidente.

Esso potrà contare sull'appoggio dell'Atletica Delogu Nuoro.

Sono consapevole che la battaglia per una elezione è decisamente sbilanciata, perchè la forza elettorale della società è pari al 3% del totale dei voti ma mi rifiuto di pensare che il 97% possa esprimere il consenso ad un'atletica sarda caduta tanto in basso!

Mi chiedo continuamente perché assistere passivi e rassegnati a simile sfacelo?

Il rilancio dell'atletica sarda sta nel rinnovamento e sull'entusiasmo, su scelte tendenti a rinforzare il peso delle società attive nelle piste e nelle pedane, a dare loro l'autonomia e l'agiatezza di un tempo per operare meglio e favorire la crescita dei giovani atleti, con una programmazione personalizzata alle situazioni locali. Non si deve temere il ridimensionamento del ruolo della federazione, il cui impegno e compito  possa meglio indirizzarsi verso il coordinamento nell'attività, la formazione dei quadri, l'assistenza tecnica là dove c'è bisogno, la valorizzazione di tutti gli eventi e le iniziative che siano fonte di vera promozione territoriale.

 
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