|
Tempo fa avevo dichiarato che l'atletica sarda non si può permettere due manifestazioni su pista nella stessa data, perché le risorse umane protagoniste di esse, siano atleti, siano giudici, siano tecnici, siano dirigenti sono tanto limitate in regione che il risultato che ne esce va a penalizzare tutto il movimento e gli sforzi di chi coraggiosamente si propone come organizzatore.
Analizziamo la giornata di sabato 18 maggio: una gara a Sassari allievi ed allieve in un campionato di società , che ormai ha perso il fascino del passato e gare assolute, a Dorgali una seconda gara, aperta alla partecipazione degli allievi, per il meeting di primavera.
Non ero presente a Sassari, ma i risultati parlano chiaro: specialità andate deserte, altre con un solo partecipante, una sola serie nella velocità, 28 presenze-gare su 20 specialità nel settore femminile, non molti più in quello maschile. Per fortuna la manifestazione da qualche anno viene abbinata ai cadetti e ai ragazzi se no ci si deve mettere a piangere.
A Dorgali un altrettanto pianto. La gestione della gara, inspiegabilmente, affidata ad un gruppo giudici non locale, ha mortificato le aspettative del settore assoluto, affamato di gare, alla ricerca dei minimi di partecipazione alle gare nazionali e messo in stand-by nel calendario agonistico proprio nel momento clou della stagione.
Un settore che, ahimè nella mia provincia , sabato scorso non ha avuto il minimo rispetto nella puntualità del programma orario e nella composizione delle serie della velocità.
Il programma velleitario ha fatto il resto... alle atlete , una quindicina in tutto, non si possono proporre nove gare!
E proprio qui sta il nodo del problema. Si vuole fare tanto, ma tutto è confuso e si perde di vista l'atletica di qualità.
La programmazione è una parola sconosciuta; non si operano scelte, non si danno priorità, non si individuano obiettivi, non si dà importanza alla continuità, non si sfruttano le risorse umane che gravitano attorno all'atletica.
Si vuole organizzare dappertutto senza guardare alla ricadute. Nascessero società ed atleti laddove si corrono la strapaesane sarebbe già un risultato! Purtroppo non è così.
Si fanno raduni tecnici, gravando le società di ulteriori spese, solo per avere il lasciapassare per eventuali convocazioni in rappresentative. Nascesse cultura tecnica o crescessero i risultati! Purtroppo leggendo quelli di sabato a Sassari tutto fa pensare il contrario.
Si stendono progetti di attività, quali il Gran prix e il Superpremio e si abbandonano, si lanciano i progetti regionali del Settore Giovanile e non si trova una sola notizia di avvio, di esito sul sito federale.
Tutti abbiamo colpe, da una parte e dall'altra, ma su una cosa dobbiamo concordare : l'atletica sarda vive un momento difficile. Il ricambio auspicato non si è per niente verificato, anzi si sono cristallizzate ancor di più le posizioni al vertice e come naturale ed abietta conseguenza chi dissente ha avuto e continua ad avere vita difficile. In questo contesto si compromette sempre più il confronto e ci si avvia inesorabilmente in una caduta verso il basso dell'atletica sarda. |