CONI DELOGU FIDAL

NUOVI CONTENUTI

Nella sezione nuorese

dell'atletica sarda da non dimenticare

sono inserite

le prestazioni degli atleti tesserati

per le Società della provincia di Nuoro

dal 1947 al 1999

 

nella sezione

Curiosità dal mondo

sono inseriti risultati.

immagini e video delle

Olimpiadi del psssato


 

La sezione

Stampa dell' Atletica Sarda

da non dimenticare

si arricchisce di articoli inviati

da preziosi collaboratori.

stampe 1960

stampe 1961

stampe 1962

stampe 1963

stampe 1964


 

La sezione "Atletica Sarda da

non dimenticare"

otre all' aggiornamento delle schede

di oltre 420 protagonisti

dell'atletica sarda ,

dei risultati e delle cronache

dei Grandi Eventi svoltisi in Sardegna,

delle schede di

atleti emigranti, ossia degli atleti

che vestendo le magliette

di Società continentali

hanno dato ugualmente lustro

all'Atletica Sarda,

si arricchisce di un'ampia

rassegna stampa che

ripercorre la storia degli ultimi

50 anni del secolo scorso

(oltre 6000 articoli).



 


Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
I profili di Gianni Brera. Eddy Ottoz o l'esatta follia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usala   
Sabato 05 Dicembre 2009 05:50

Eddy Ottoz o l'esatta follia di Gianni Brera

Il nome Eddy non è nei calendari, non vi fu mai un santo chiamato Eddy. Questo nome portava il soldato americano che tenne a battesimo il figlio di sua cognata francese e di suo cognato italiano di Val d'Aosta. Il soldato ameriano era sbarcato da pochi giorni in Francia. A Mandelieu, presso Cannes, aveva subito trovato da far qualcosa. Il nipotino era biondo e bello. Il soldato americano a nome Eddy pensò di dargli il suo nome, che parve adattissimo a tutti.

Il padre di Eddy junior era prigioniero in Germania, ma i pensieri angosciosi della madrea si placavano nella soavità dei gesti con i quali accudiva a lui. La guerra finì quando Eddy stava per compiere un anno. Tornato il padre, lo portarono ad Aosta e quasi subito gli diedeo una sorella , poi un fratello, e un altro ancora.

Eddy Ottoz crebbe italiano parlando francese, come usa nella sua terra. La sua famiglia, agiata, lo avviò agli studi classici. Eddy Ottoz imparò l'italiano a scuola e lo imparò molto bene. Quasi tutti nelle regioni del nord imparano l'italiano a scuola, ma non tutti lo imparano bene come ha saputo Ottoz di madre francese e di padre valdostano.

I francesi scrivono di Ottoz che è dei loro e noi siamo lieti che lo considerino tanto: sono notoriamente orgogliosi fino alla galloria: se arrivano a queste rivendicazioni, segno è che ce lo invidiano.

E' molto più bello essere invidiati che compatiti. I francesi fingono di non sapere che la madre di Ottoz è ligure di sangue come mia madre, e che il padre di Ottoz è forse allobrogo forse addirittura insubro, perc hè gli allobrogi si chiamarono insubri quando occuparono l'Insubria, che è l'attuale alta Lombardia.

Di questo passo , i padani potrebbero rivendicare come loro consanguinei quasi tutti gli atleti francesi di maggiore spicco.E fino alla costituzione di un'Europa una potremmo continuare a baccagliare facendo ridere il mondo.

Eddy Ottoz è italiano esattamente come Napoleone Bonaparte, nato in Corsica da famiglia toscana, deve considerarsi francese. Un individuo si realizza o non si realizza a seconda dell'ambiente nel quale vive e lavora. Napoleone si trovò francese per un sempliceatto di vendita stilato dai genovesipochi anni prima che nascesse. Fosse venuto in Liguria sarebbe diventato commissario di poilizia o coadiutore d'un vescovo. In Francia trovò l'ambiente adatto a rivelarsi qual era: la Francia rivoluzionaria aveva bisogno di un capo per l'ultimo sussulto egemonico della razza latina. Le teste bionde erano finite quasi tutte nei panieri del boia. la rivoluzione borghese e plebea aveva portato alla ribalta i bruni di razza celta e mediterranea. Napoleone era ... mesaticefalo: un pò mediterraneo un pò celta come la gran parte dei francesi "sans culottes". Così Ottoz si è realizzato in Italia perchè in Italia e non in Francia la trionfante scuola degli ostacoli esigeva un campione della sua altezza.

Da ragazzino , Ottoz faceva alpinismo. O montagnes Valdotanes, invoca una canzone a lui cara. Le montagne sono imponenti barriere fra noi e l'oinfinito: mi è dunque facile pensare che, amturando alla vita, Ottoz abbia sintetizzato e soddisfatto una sua voglia innatadi scavalcare gli immensi ostacolidi roccia fra i quali era cresciuto. Liui dicedi aver seguito l'astuzia, cioè la ragione, nel dare sfogo ad un istinto: ai campionati studenteschi, nessuno valeva granchè negli ostacoli: per eccellere in corsa, non vi era che da scegliere quelli: e lui infatti li scelse e vinse.

Un ragazzo intelligente, per solito, ha pudore delle proprie doti non meno che delle proprie debolezze. Ottoz non dice altro sulla scelta che ha fatto. Era alto ed esile, per un italiano, e non troppo dotato di scatto. Fra tutti goli aspiranti atleti in Val d'Aosta era il meno negato agli ostacoli "secondo morfologia". Ma i veri talenti prescindono molto spesso dalle ndicazioni tecniche. L'ironia della sorte ha voluto che Dillard fosse campione olimpico dello scatto, a Londra, prima di laurearsi nella corsa esatta alla quale aveva dedicato una vita. In attesa che vincesse gli ostacoli alti, trovammo che la logica aveva trionfato anche nella sua malrisposta passione: in effetti, dicevamo che la sua statura, di un metro e settantasette, non fosse adeguata agli ostacoli. Quando poi vinse i 110 ad Helsinki, constatammo che ci aveva smentiti solo modificando la tecnicca del passaggio ad uso fin troppo personale.

I dogmi tecnici garantivano che l'ostacolo si doveva superare in un passo ... un pò più gagliardo degli altri: che non si doveva calciare il piede di stacco e neanche richiamarlo "innaturalmente"per l'atterraggio. Dillard calciava il piede non avendo arti abbastanza lunghi per "superare  inun passo": e poi lo richiamava, tagliandolo praticamente in aria, e facendo questo abbreviava i tempi con meravigliosa energia: atterrava già pronto a spingere, richiamandosi in coordinazione con superiore senso dell'equilibrio e del ritmo.

Oh, quanti inni a lui per non confessarci tutti smentiti dalla realtà! Ma intanto era nato e cresciuto Ottoz, che al tempo dei Giochi di Helsinki aveva otto anni: e vedendo Ottoz i capiscuola italiani, e per tutti Sandro Calvesi, si ricordarono di Dillard, e constatarono sollevati che Ottoz era di ben due centimentri più alto di lui: er pesava 68 chili, era agile veloce e matto quanto bastava.

la "corsa esatta" favorisce un'apparente follia nè più nè meno della matematica. E' una scoperta mia, di cui sono fiero come neanche si trattasse di pura astrazione geometrico- pedatoria. L'atleta che sceglie gli ostacoli si vota alla corsa esatta e manifesta via via la propria insofferente mattana per le corse normali della vita.

Gli osservatori banali parlano di sobbalzi del cerebro nell'amorevole abbraccio delle meningi, e in particolare della pia madre. La realtà è tutta diversa. L'ostacolista appare innanzitutto strano perchè è coraggioso. Poi, perchè la norma lo costringe a forzare il dinamismo in strettissimi limiti di tempo e di spazio. Si avventa all'ostacolo ma non può abbandonarsi all'istinto se non in misura diretta al proprio automatismo, cioè alla tecnica acquisita nel sacrificio. Si slancia, al via, ma non può squilibrarsi per eccitare i riflessi, come fanno gli scattisti: dopo 8 passi deve staccare il destro come una "blue bell" in frenesia: richiamarlo mentre esaurisce la spinta, affondarlo per ridurre al massimo il volo ( che tale non è e non deve essere), riprendere la gamba di spinta e portarne il ginocchio in sospensione per iniziare il primo dei tre passi e mezzo fra un ostacolo e l'altro. Se perde il tempo, la "blue bell" si squalifica, se perde tempo, coordinazione e ritmo, l'osatcolista decade a improvvisatore maldestro. Ha molto più da perdere che non abbia una ballerina onestissima! Dunque stranisce: e come cammina o corre a passi non obbligatoriamente contati, dà l'impressione di un cavaliere appiedato, che richiama l'immagine del papero o, se si gradisce l'eufemismo, del nobile cigno fuor d'acqua. E questa insperata libertà lo esalta fino alla liberazione, alla estrosa mattana.

Queste riflessioni, banali e no, ho fatto osservando Ottoz in gara e fuori gara. Del resto, era già ostacolista Oberweger, nel quale io vidi, anche da semplice discobolo e perfino da C.T. , una reviviscenza spassosa di Till Eulenspiegel. Lo è ostacolista Ottoz, che l'ha migliorato di oltre un secondo. Till era un Bertoldo tedesco di alta statura, un pò sinistro pure. Ottoz non rientra in alcun personaggio che faccia maschera o addirittura macchietta. E' semplicemente Ottoz, anzi Eddy: un nome che non è nei calendari. Fa corsa esatta e vale un grandioso 13"4. Se l'ossessione agonistica non riuscirà a bruciarne gli estri, correrà in in finale olimpica per la prima o la seconda medaglia.

Il limite di 13"4 è quasi assoluto oggi per l'uomo. Altri tempi inferiori appartengono agli imperscrutabili capricci del dio Chronos, così variamente venerato nel mondo, Svizzera compresa. Fissando un limite per Ottoz , mi rifaccio alle piste consuete di carbone e di tennisolite. Non ho elementi per respingere o accettare il tartan. Ottoz mi ha detto che il tartan porta casulae aritmia nella corsa esatta dell'ostacolista. ma un tartan può non valere l'altro, come una pista su torba non vale la tennisolite dell'Arena. Eddy ha improvvisato la gara sul tartan a Mexico City ed è stato accreditato di 13"6. Nettamente favoriti erano gli scattisti, questi indemoniati del ritmo e dei morsi alle nuvole; sfavoriti erano i praticanti  la corsa esatta, che morsi non possono dare, se non alla propria lingua. Tuttavia Ottoz ha improvvisato 13"56 e dovrebbe ottenere , applicandosi, 13"20-13"30.

La sua carriera tecnica ha progredito secondo questi ritmistraordinari: a diciott'anni 1429, a diciannove 14"2 ( e la media del sette alla maturità classica); a vent'anni 13"8 (e un quarto posto in finale a Tokio); a ventuno 13"6, a ventidue, molti 13"6, a ventitre anni, finalmente, 13"5 sul basso pianoro di Zurigo.

Vi è ora un mezzo annetto di tempo per adeguare la spinta al tartan e la condizione alla altura. Eddy Ottozz ironizza sull'equilibrio muscolo-intelletto di Giovenale enunciando una sua massima astrusa ma intelligente: mens nevrotica in corpore pathologico. Frequenta  Scienze Politiche a Milano e forse non spasima più di amore secondo un benigno transfert dal maestro , venerato, alla sua bellissima figlia. Eddy non sa che Liana è mia nipote adottiva. Non lo critico nè condanno: da tempo non appartiene, per me, agli uomini comuni: è un dio degli stadi e noi ne facciamo un simbolo esclusivo ed altero.

Di questo iddio biondo e matto esercita magistralmente il culto Sandro Calvesi. Immagini confuse , di sacrifici cruenti e no, non dovrebbero turbare gli ultimi tratti del mio profilo. nessuna Ifigenia verrà immolata in Aulide nè in Formia. Veleggeremo per Mexico City escludendo che un dio possa mai accorgersi d'altro che della nostra speranza.

E se la speranza vale una preghiera , la nostra lo strapperà letteralmente dai blocchi, lo indurrà a seguuire misterioso e furente estro armonico ottenuto in tanti anni di lavoro e di fede. per sua fortuna, Eddy Ottoz incomincia solo, non avendo compiuto i ventiuquattro. La corsa esatta impone penitenze ai limiti dell'umano: Eddy Ottoz le ha scontate quasi tutte: e ogni anno ricomincia per essere migliore. Nella nostra religione, che pure non è pagana, l'Olimpo è riservato ai soli grandissimi atleti. poichè Eddy Ottoz lo sa, dovrà ricordarsene a Mexico City.

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Dicembre 2011 18:59